Egidio Farina – Il Cittadino
2 dicembre 2007

“(…) Il pontile sul Lario racconta la storia lunga un anno di un ottantenne, Enrico Bianchi. Una storia scandita dal tempo e dagli incontri, vissuta dentro la grande casa riscaldata dall’autunno e dall’inverno, e poi fuori, nel giardino profumato dalla primavera e dall’estate. Un anno, una vita a contatto con la gente, poca, ma viva. Personaggi tratteggiati con estrema precisione, che si alternano sull’immaginario palcoscenico messo su un poco alla volta, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, avvolto dalla quiete, dalla pace, dalla tranquillità che la provincia sa regalare: la domestica Mariuccia, il professore, il dottore, il prete, il pasticcere, il Chetto e la moglie Patty, i nipoti, le donne. Presi dalle azioni quotidiane, ritmate, volute. Tutti quasi a ballare, intorno ad Enrico, come fanno le piccole figurine nascoste dentro la scatola quando il coperchio si apre e il carillon prende magicamente voce. Personaggi ed oggetti riempiono quel mondo. Come le biciclette che vanno, vanno, e portano lontano. Lontano da lì, lontano dalla realtà, quella che tutti vedono, tranne chi pedala. E poi il pontile sospeso sul nulla. Dell’acqua, sotto, sembra non esserci traccia. Ciò che conta è la vista inimmaginabile, impagabile che da lì gode chi ha occhi buoni e sinceri: dal pontile si vedono e si leggono i cuori, i caratteri, i sogni, le emozioni. E anche i ricordi. Proprio come da dentro la cucina della casa di Enrico, un vero e proprio santuario. Una scrittura chiara, quella di Ketty Magni. Una scioltezza che si porta appresso una lettura veloce. Un ottimo regalo per chi ama leggere, ed anche per sé.”
Pasqualino Colacitti- recensione
23 gennaio 2008

Ketty Magni scrive della vita quotidiana di un gruppo di persone sul Lario con una limpida prosa di grande perfezione stilistica e proprietà di linguaggio, evidenziando una notevole cultura con inserti plurilinguistici, rivelando conoscenze storiche ed amore per il collezionismo filatelico e di cartoline. Una profonda umanità scaturisce dall’indagine psicologica sintetica e rigorosa. Il tutto è dominato dall’amore (…)
La Settimana Letteraria – recensione
Gennaio 2008

(…) L'autrice ci regala teneri frammenti di dialoghi e scene di vita quotidiana, suggerendo con leggerezza il loro affacciarsi ai grandi interrogativi della vita, un po' come il pontile placidamente si riversa nelle misteriose acque lacustri.

Carla Colmegna - La Provincia
23 febbraio 2008

In equilibrio, senza rumore nè tempo, come il lago di Como è qualche volta quando manca il vento. "Il pontile sul Lario" è un incastro di emozioni e momenti di vita quotidiana, "normali" e quindi veri. A scrivere questo libro è Ketty Magni, brianzola con un grande amore per il Lario dove ambienta tutta la storia della Mariuccia, l’Enrico e l’Alfonso. Gli articoli davanti ai nomi non sono un errore o un vezzo, li mette l'autrice mentre racconta per creare quel clima di familiarità e genuinità di rapporti umani che solo le piccole realtà possono ancora garantire. Leggendo si ha davanti agli occhi la storia di tre vite che potrebbero essere mille, tante, simili, di quelle che chi vive il Lario, e la provincia in genere, può riconoscere facilmente. Tutto procede senza scossoni, in equilibrio, appunto. Ma non è un equilibrio che vuol dire noia o sgualcita consuetudine; piuttosto è la fotografia reale dell'incedere dei giorni dove tutto sembra sempre uguale e invece, nelle pieghe dei sentimenti, è sempre diverso.
Domenico Rizzi - Qui Menaggio
Giugno 2008
 
(...) L'azione dei personaggi si snoda senza ansie né tensioni eccessive, sullo sfondo di questo suggestivo scenario, dove il lento incedere del tempo obbedisce ad una logica esistenziale immutabile. La vita non è dominata dal fatalismo, ma dalla consapevolezza che porta a godere le gioie della quotidianità, fatta a volte di delusioni, di tradimenti, di grandi e piccoli contrasti, ma sempre degna di essere assoporata fino in fondo e vissuta giorno dopo giorno.(...) La compiaciuta ammirazione dei cicli della natura, l'amore per il loro continuo rinnovarsi, il piacere della compagnia e dei temi che la conversazione può offrire, superano la traumaticità degli eventi stessi, consentendo al protagonista di stemperarne la conflittualità.(...)